La ricerca sul paesaggio urbano di Marcello Volpi ha preso avvio dallo scritto di Italo Calvino “Ipotesi per la descrizione di un paesaggio”, dove lo scrittore propone l’idea della “moltiplicazione dei punti di vista all’interno di uno spazio tridimensionale”: concetto appropriato al lavoro di Volpi che ha utilizzato la Polaroid (nell’ottica di un approccio “minimo ed immediato” al tema del paesaggio urbano) e la tecnica del mosaico (utilizzata per rappresentare la città “fatta di pezzi e fatta a pezzi”). Il progetto ha per titolo “la città (im)probabile”. Improbabile come “degno di essere disapprovato o rigettato”, secondo quanto recita lo “Zingarelli” I luoghi ripresi sono infatti quelli del paese dove vive il fotografo, che distano l’uno dall’altro poche centinaia di metri, luoghi visti e rivisti continuamente ogni giorno, che rischiano per questo di diventare “normalità” pur nelle loro trasformazioni e su cui, per tale motivo, è spesso difficile riuscire a soffermarsi
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